
Donato Murolo è l’attuale direttore sportivo dell’Etra Barletta, formazione militante nel campionato di Prima Categoria. Ex calciatore, in carriera ha calcato numerosi campi distinguendosi nel ruolo di difensore. Murolo è conosciuto per il suo forte carisma e per una spiccata mentalità vincente, qualità che oggi mette al servizio della sua squadra anche fuori dal terreno di gioco.
Si può dire che la stagione in corso si stia rivelando positiva, con la squadra in lotta per un piazzamento nei playoff e già qualificata alle semifinali di Coppa?
Sì, effettivamente la stagione si sta rivelando positiva. Cerco sempre di fare meglio e di trasferire la mia mentalità combattiva e avvincente ai ragazzi, per aspirare a un risultato migliore. Ora affronteremo cinque partite in cui vogliamo ottenere il massimo e, in semifinale, affronteremo una squadra che sta facendo benissimo quest’anno.
L’abbiamo vista nelle stagioni 2021/2022 e 2022/2023 nelle vesti di allenatore in seconda al fianco di mister Cavallaro. Cosa l’ha spinta a cambiare ruolo?
Nelle stagioni 2021-2022 e 2022-2023 ho avuto l’onore di essere al fianco di mister Cavallaro a Nocera: due stagioni importanti, in cui abbiamo raggiunto i playoff per due anni consecutivi. È stata un’esperienza fondamentale per la mia crescita. Ho conosciuto un ambiente caldo, passionale e molto importante. Dopo qualche anno al fianco di mister Cavallaro ho deciso di cambiare posizione, grazie anche all’incontro con il direttore Bolzan, un mio caro amico d’infanzia, e con Gianluca Frascati, che mi hanno trasmesso una mentalità di lavoro importante, senza dimenticare mister Michele Gesuito. Con Gianluca i contatti sono continui, perché mi dà consigli per interpretare al meglio il mio ruolo.
Possiamo dire che l’esperienza di Minervino abbia rappresentato il vero trampolino di lancio nel ruolo di direttore sportivo?
La mia prima esperienza da direttore è stata a Minervino: con un budget ridottissimo, insieme a mister e staff abbiamo fatto un grandissimo lavoro. La squadra ha dato il massimo e abbiamo sfiorato i playoff, arrivando quinti. Allo stesso tempo è stata una stagione da incorniciare. Questa è stata il trampolino di lancio per intraprendere questa carriera. L’anno dopo mi ha chiamato il presidente del San Severo per una stagione importante, ma dopo due mesi il rapporto si è interrotto per problemi logistici.
Quanto sono importanti realtà di Prima Categoria per scoprire e valorizzare nuovi talenti destinati a categorie superiori?
L’anno scorso abbiamo avuto l’onore di avere con noi il capitano Marco Caputo: un ragazzo d’oro, educato, eccezionale, con una mentalità vincente. Non a caso oggi è protagonista in Eccellenza Pugliese con l’Unione Calcio Bisceglie. Lo seguo sempre, vado a vedere molte sue partite e ci sentiamo spesso. Spero che qualche ragazzo qui con noi possa intraprendere lo stesso percorso. Abbiamo una scuola calcio d’élite, dove cerchiamo di proporre giovani di prospettiva pronti a diventare protagonisti in categorie superiori.
Come si costruisce l’identità di una squadra in termini di gioco, mentalità ed equilibrio tra giovani ed elementi più esperti?
Sicuramente deve esserci un mix tra giovani e giocatori esperti. In questa categoria non ci sono solo giocatori forti tecnicamente, ma anche con fame e voglia di emergere. Serve il giusto equilibrio tra tecnica e forza: quest’anno abbiamo costruito una squadra dotata tecnicamente, ma manca ancora qualcosa sotto l’aspetto caratteriale.
Che ruolo ricopre il direttore sportivo all’interno dello spogliatoio e come si sviluppa il rapporto con allenatore e società?
Ho un rapporto splendido con i ragazzi: cerco sempre di essere me stesso, dire la verità e affrontare tutto in modo diretto. Non mi nascondo mai e sono sempre dalla loro parte. Ci vuole equilibrio tra bastone e carota. Voglio mantenere un rapporto vero e sincero. Con loro c’è confronto continuo per crescere insieme. Insieme al mister cerchiamo di trasmettere una mentalità combattiva e vincente.
Guardando al suo percorso, rifarebbe le stesse scelte oppure cambierebbe qualcosa?
Ho studiato molto come osservatore e ho fatto tante esperienze nei settori giovanili professionistici, che mi hanno dato l’opportunità di imparare e conoscere tante persone. Io ci credo e voglio conoscere sempre meglio il mio ruolo: non cambierei nulla di tutto questo.
Qual è la filosofia sportiva della società nel breve e nel lungo periodo?
In due anni con l’Etra Barletta, rispetto al primo anno, abbiamo cercato di inculcare una mentalità vincente, dopo stagioni in cui l’obiettivo era solo la salvezza. L’anno scorso siamo arrivati quinti. Le prospettive sono di crescere con la società, portare qualche trofeo a casa e trasmettere ai ragazzi valori di crescita, lavoro e mentalità vincente.
Michele Gissi



